top of page

Disturbi alimentari

disturbi-alimentari-anoressia-bulimia-milano

Anoressia nervosa

Nell'Anoressia nervosa è presente una ricerca patologica della magrezza, un desiderio estremo di “essere magri”, accompagnato da un'intensa paura di prendere peso e preoccupazione per il proprio peso e le forme corporee.

​

La persona quindi, adotta una persistente restrizione calorica per dimagrire sempre più. Il dimagrimento però non è “mai abbastanza” e non rassicura la persona, che continua a sentirsi eccessivamente spaventata dall'idea di poter ingrassare, nonostante vi sia un peso corporeo significativamente basso.

Frequentemente può esserci anche il ricorso ad un'eccessiva attività fisica e/o comportamenti volti all'eliminazione delle calorie ingerite (come il vomito autoindotto o l'uso inappropriato di lassativi o diuretici).

​

Chi soffre di questo disturbo, ha un'alterazione nella percezione del proprio corpo, che viene vissuto come dolorosamente brutto e grasso. Infatti, nonostante la condizione di sottopeso, la persona può sentirsi in sovrappeso, oppure percepire correttamente le proprie dimensioni corporee ma ritenere che alcune parti del proprio corpo siano “troppo grasse”.

In ogni caso è costantemente presente un senso frustrante di insoddisfazione verso l'immagine che si vede riflessa nello specchio.

La preoccupazione per il peso e il corpo può portare a monitorare costantemente questi aspetti (pesarsi di continuo, misurare parti del corpo di continuo, controllarsi persistentemente allo specchio) oppure evitarli.

​

Il peso, la forma del corpo e la propria capacità di controllarli, influenzano in modo eccessivo l'autostima. Un aumento ponderale viene vissuto come una incapacità di controllo e determina autosvalutazione; il calo di peso è invece indicatore di capacità di autocontrollo, autodisciplina e aumenta il senso di fiducia personale.

A causa della condizione di ipoalimentazione, possono verificarsi episodi di abbuffate (vedi il paragrafo successivo per la spiegazione), alle quali conseguono intensa ansia, senso di colpa, rabbia, frustrazione, e spesso condotte di eliminazione del cibo ingerito.

​

Altri aspetti associati al quadro clinico sono: pensieri continui ed eccessivi rispetto al cibo, regole alimentari estremamente rigide (su cosa, quanto e quando mangiare), inusuali abitudini alimentari, difficoltà di concentrazione, ansia, irritabilità, calo dell'umore, disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali, isolamento sociale, conseguenze mediche della scarsa alimentazione e dei comportamenti di eliminazione.

​

In situazioni di maggiori gravità può essere necessaria la presa in carico della persona da parte di un'equipe multidisciplinare per garantire interventi aggiuntivi (nutrizionali, psichiatrici, internistici).

Bulimia nervosa

La Bulimia nervosa è caratterizzata da una preoccupazione ossessiva per il perso, le forme corporee, paura estrema di ingrassare, episodi di abbuffate e condotte compensatorie inappropriate.

 

Perseguendo un ideale di magrezza, la persona attua una restrizione calorica, seguendo diete ferree, con regole alimentari molto rigide su cosa e quanto mangiare, oppure digiunando ai pasti.

La restrizione dietetica porta a ricorrenti abbuffate, alle quali conseguono condotte di compensazione per prevenire l'aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, digiuno o attività fisica eccessiva.

Tuttavia, l'alternanza tra abbuffate e comportamenti di compensazione, porta ad un circolo vizioso che la persona non riesce a interrompere.

​

Il termine abbuffata in ambito clinico ha un significato specifico e risponde a criteri precisi. L'abbuffata è un episodio alimentare in cui viene assunta una quantità di cibo oggettivamente grande date le circostanze, in un arco di tempo breve e in cui la persona vive un sensazione di perdita di controllo rispetto a cosa e quanto sta ingerendo. La perdita di controllo può riguardare l'incapacità di astenersi dal mangiare o di riuscire a smettere di mangiare una volta iniziato.

Solitamente durante le abbuffate vengono assunti cibi ricchi di carboidrati, grassi o zuccheri, attentamente evitati nelle fasi di restrizione alimentare.

Le abbuffate talvolta possono essere pianificate; avvengono in solitudine e segretamente e solitamente l'assunzione di cibo continua fino a che la persona non si sente eccessivamente piena.

 

Quando si verifica la crisi bulimica, la persona può sperimentare momentaneamente una sensazione di piacevolezza, di sollievo, che lascia però subito il posto ad emozioni molto dolorose.

Compare un'intensa angoscia per la paura di ingrassare, rabbia, frustrazione per non essere riusciti a controllarsi, senso di colpa, tristezza, autosvalutazione, disprezzo di se e vergogna.

​

Oltre alla restrizione dietetica, anche le emozioni negative (legate anche alla forma del corpo e al peso) o non tollerabili rappresentano un fattore scatenante delle abbuffate.

​

Un altro aspetto importante del disturbo riguarda il ruolo eccessivo che il peso e la forma del corpo hanno nel determinare il livello di autostima. Anche la capacità o meno di aderire alla dieta rigida è un parametro su cui basare il proprio valore personale; la crisi bulimica viene considerata una sconfitta e “dimostra” di essere privi di valore.

​

Chi soffre di questo disturbo vive un'insoddisfazione costante verso il proprio corpo, vissuto come inadatto, brutto e la sua vista si associa ad emozioni spiacevoli. Possono esserci comportamenti eccessivi di controllo delle forme corporee o evitamento rispetto alla propria immagine.

​

Altri fattori associati alla Bulimia nervosa sono: demoralizzazione, irritabilità, evitamento di situazioni sociali che implicano momenti di condivisione del cibo con conseguente isolamento, continui pensieri sul cibo, disturbi gastrointestinali e conseguenze mediche dei comportamenti compensatori.

​

In situazioni di maggiori gravità può essere necessaria la presa in carico della persona da parte di un'equipe multidisciplinare per garantire interventi aggiuntivi (nutrizionali, psichiatrici, internistici).

​

​

Disturbo da binge-eating

Il Disturbo da binge-eating o Disturbo da alimentazione incontrollata, si caratterizza per la presenza di ricorrenti episodi di abbuffate, a cui poi non seguono in modo regolare i comportamenti di compensazione volti a prevenire un aumento ponderale.

​

Gli episodi di abbuffata sono solitamente conseguenti alla presenza di emozioni negative o difficili da gestire e creano marcato disagio, frustrazione sentimenti di vergogna e colpa.

​

Le persone affette da questo disturbo non danno un'importanza eccessiva al peso, alla forma del corpo e al loro controllo nell'autovalutarsi, non ricercano in modo patologico un ideale di magrezza.

​

Solitamente si riscontra una tendenza a mangiare in modo irregolare anche al di fuori delle abbuffate.

 

Il Disturbo da alimentazione incontrollata si associa spesso ad una condizione di sovrappeso od obesità, e può accompagnarsi a depressione, tendenza all'isolamento sociale, dolorosa vergogna per il proprio corpo e senso di colpa per il proprio peso.

Evidenza scientifiche dimostrano l'efficacia della psicoterapia cognitivo-comportamentale nel trattamento dei Disturbi alimentari.

Dott.ssa Liana Ricci 

Psicologa Clinica - Psicoterapeuta

Social

  • Instagram

Contatti

(+39) 393 4677933

Indirizzo

MILANO (ZONA ST. CENTRALE)

Via San Gregorio, 45

​

SARONNO  (ZONA STAZIONE)

Via B. Lanino, 32

©2021 di Liana Ricci - Ordine degli Psicologi della Lombardia (03/14416) dal 2011 - P.iva 07488400966  - Privacy e Cookie Policy

bottom of page